Errori di traduzione celebri: la lingua è un tesoro

Errori di traduzione celebri: la lingua è un tesoro

“La nostra lingua è un tesoro”: così scriveva Alexei Mateevici, voce di spicco della letteratura rumena, a proposito del rumeno. E quanti tesori simili esistono al mondo? Il dono di tante lingue è una benedizione, perché con le parole esprimiamo l’essenza del mondo. Ogni lingua esprime attraverso il lessico un sistema di valori e di significati che è difficile rendere in un’altra. Purtroppo molti traduttori, anche quelli che fanno capo a un’agenzia di traduzione, offrono di solito traduzioni di tipo informativo e più raramente riscritture o adattamenti dei testi. Lo scopo di base di tutti i documenti che arrivano a un’agenzia di traduzione è trasmettere un messaggio in modo chiaro e preciso. Ogni adattamento deve ovviamente restare fedele allo spirito dell’originale; quanto alle traduzioni parola per parola, sappiamo tutti che i traduttori automatici hanno un senso dell’umorismo decisamente virale.

Un po’ per gioco, ma soprattutto sul serio, vogliamo portare alla luce alcuni errori di traduzione e interpretazione che “fanno strage” in altre lingue. Anche certe campagne pubblicitarie falliscono perché si perde di vista un elemento essenziale: la traduzione conta moltissimo. Slogan tradotti male portano a situazioni imbarazzanti che spiegano insuccessi economici clamorosi. Si possono evitare controllando con attenzione le traduzioni e le connotazioni che hanno nel Paese di destinazione. Cercando in rete abbiamo trovato parecchi esempi eloquenti. Alcuni potrebbero essere leggende metropolitane, ma un fondo di verità c’è sempre.

  • Uno degli errori più noti di questo genere riguarda lo slogan di Pepsi “Come alive with the Pepsi Generation” (“Vivi con la generazione Pepsi”), che in cinese sarebbe diventato “Pepsi riporterà in vita i tuoi antenati” (“Pepsi will bring your ancestors back from the grave”).

  • Un noto produttore rumeno di vini, Murfatlar, avrebbe lanciato un distillato chiamato Zaraza, forse per sfruttare il fascino e la passione evocati dall’omonima canzone interpretata da Cristian Vasile nel 1928. A quanto si racconta, la campagna pubblicitaria, costosa, non tenne conto del fatto che in alcune lingue slave la parola ha un’aura meno romantica e significa infezione o epidemia.

  • Il produttore americano Parker Pen lanciò in Messico una campagna per la sua nuova linea di penne con lo slogan “It won’t leak in your pocket and embarrass you” (“Non perderà inchiostro in tasca e non ti metterà in imbarazzo”). Il verbo “embarrass” fu tradotto erroneamente con lo spagnolo “embarazar”, che significa “mettere incinta”. Il risultato fu un disastro: la pubblicità finiva per dire “Non perderà inchiostro in tasca e non ti metterà incinta”.

  • In un documento ufficiale di un’istituzione pubblica rumena, tradotto in parte dall’inglese, si è insinuata la bizzarra dicitura “Republica Democrată a Oamenilor Laos” (letteralmente “Repubblica Democratica degli Uomini del Laos”), calco dell’inglese Lao People’s Democratic Republic. Un traduttore professionista avrebbe capito che si tratta della Repubblica Democratica Popolare del Laos.

  • Una spedizione di merci è stata bloccata alla dogana perché i documenti di accompagnamento dichiaravano dei “paturi” (letti, in rumeno), mentre i doganieri hanno trovato delle “pături” (coperte). Un solo segno diacritico faceva la differenza. In italiano un caso analogo: un accento cambia “papà” in “papa”.

  • Il produttore scandinavo di elettrodomestici Electrolux promosse i suoi aspirapolvere negli Stati Uniti con lo slogan “Nothing sucks like an Electrolux” (“Niente aspira come un Electrolux”). La scelta di “sucks” fu infelice, perché negli Stati Uniti il verbo ha anche una connotazione negativa (“fa schifo”).

  • General Motors introdusse la Chevrolet Nova in Sud America con vendite bassissime. Si dice che la ragione fosse questa: in spagnolo “Nova” si pronuncia come “no va” (“non va”, “non funziona”).

Visto che ci siamo divertiti, chiudiamo con una nota di buonumore, senza però dormire sugli allori. Ecco alcuni “scherzi” di traduzione basati sul suono.

Habemus Papam, “avem mâncare”

“Habemus Papam” significa “abbiamo il Papa”, ma letto con orecchio rumeno suona come “avem mâncare”, cioè “abbiamo da mangiare” (in rumeno “papa” è anche la pappa dei bambini).

E pur si muove, “iepurele e mov”

La frase attribuita a Galileo, “E pur si muove”, per un orecchio rumeno somiglia a “iepurele e mov”, cioè “il coniglio è viola”.

“Piove gatti e cani” non è italiano

Lo stesso accade con i modi di dire: tradurre alla lettera l’inglese “It is raining cats and dogs” dà “piove gatti e cani”, che nessun italiano direbbe mai; il corrispondente naturale è “piove a catinelle”. Lo stesso vale per “Hit the road, Jack”: tradotto alla lettera (“colpisci la strada, Jack”) perde ogni senso, mentre il significato è “vattene, Jack”.

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