La crisi della virgola: quando la punteggiatura cambia senso

La crisi della virgola: quando la punteggiatura cambia senso

Nei testi in cui le virgole mancano o sono fuori posto regnano l’ambiguità e la mancanza di senso. La virgola svolge molte funzioni: non è un semplice spazio grafico. Se non separiamo le parole in modo adeguato, le frasi perdono la loro logica. Nelle traduzioni, poi, le norme ortografiche e di punteggiatura vanno rispettate con rigore. Per questo affidati a un’agenzia di traduzioni che garantisce professionalità: Syncro Translation Services offre servizi diversificati e soluzioni complete e su misura.

La “crisi” della virgola

In tempi di crisi su tutti i fronti, nei testi si nota anche una evidente carenza di virgole. Peggio ancora, questo “deficit di virgole” tende a globalizzarsi: lo troviamo non solo nei tanti piccoli blog, nei forum, nei gruppi e nei caffè virtuali, ma anche in alcuni articoli di giornale, negli spot televisivi e sugli striscioni elettorali. Ne parliamo in continuità con il nostro articolo sull’uso corretto dei segni di punteggiatura. L’italiano offre esempi classici di come una sola virgola cambi tutto:

  • “Andiamo a mangiare, nonna!” – “Andiamo a mangiare nonna!”
  • “Ho invitato i miei genitori, Carla e Giulia.” (quattro persone) – “Ho invitato i miei genitori Carla e Giulia.” (due persone, che sono anche i genitori)
  • “Una donna: senza di lei, l’uomo non è niente!” – “Una donna, senza il suo uomo, non è niente!”

Abbiamo “raccolto” anche qualche esempio dalla stampa e dalla pubblicità rumene, a dimostrazione del fatto che il problema non riguarda una sola lingua:

  • Un medicinale per bambini pubblicizzato come “Nurofen pentru copii cu aromă de portocale” (“Nurofen per bambini al gusto di arancia”): senza una virgola al posto giusto si può leggere come se fosse destinato a bambini “con aroma di arancia”, cioè a bambini “profumati”.
  • Un quotidiano locale scrisse che un professore era “l’unico abitante della Valle del Jiu, membro dell’Accademia Romena, [che] è stato premiato per la sua attività”, con virgole che cambiano la persona di cui si parla.
  • Un titolo che separava il soggetto dal verbo con una virgola: “I lavoratori licenziati, scendono, oggi, di nuovo, in piazza”, invece di “I lavoratori licenziati scendono di nuovo in piazza oggi”. In italiano la virgola tra soggetto e predicato è un errore tanto quanto in rumeno.

Virgole “insidiose”

Il messaggio giusto è a una virgola di distanza: tutto dipende da ciò che vuoi esprimere. Un esempio rumeno molto noto mostra come una virgola possa decidere una vita: “Grațiere cu niciun chip, deportare în Siberia!” (“Nessuna grazia, deportazione in Siberia!”) contro “Grațiere, cu niciun chip deportare în Siberia!” (“Grazia, in nessun caso la deportazione in Siberia!”). Le parole sono esattamente le stesse. In italiano esiste un gioco equivalente: “Grazia impossibile, mandarlo in Siberia” contro “Grazia, impossibile mandarlo in Siberia”.

Annunci di un altro tempo

Tutti ricordiamo i piccoli annunci del periodo comunista in Romania, con formule come “Vând cojoc de damă cu blană brumărie” (“Vendo pelliccia di montone da donna con pelo grigio-bruno”), “Repar rochițe fetițe rupte” (“Riparo vestitini bambine strappati”) o “Angajez vânzătoare băiat” (“Assumo commessa ragazzo”). È evidente che si risparmiava anche sulla punteggiatura, usata nei testi in percentuale prossima allo zero. Oggi le agenzie pubblicitarie “inghiottono” somme enormi per le campagne: trascurare le regole della lingua è inammissibile.

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