In una pausa tra alcune traduzioni certificate e tante traduzioni di siti web, ci concediamo un viaggio indietro nel tempo, all’epoca delle enigmatiche rune.
In numero di 24, le rune formano un vero e proprio alfabeto, il “futhark”. Veniva usato dai popoli nordici in epoca preistorica, sia per comunicare sia per scopi magici. Nelle lingue scandinave, del resto, la radice di “runa” rimanda a ciò che è sacro, segreto, nascosto ai mortali, a un sussurro: nel tempo le rune hanno conservato soprattutto la loro funzione magica. In realtà geroglifici, cuneiformi, ideogrammi, rune e tutti i segni che codificano graficamente le parole sono stati investiti di un simbolismo esoterico e rituale, nella convinzione che solo gli iniziati potessero decifrarli. Intorno a loro sono nati imperi, si sono intrecciati destini, sono fiorite leggende e rituali. Questi enigmi incisi restano una fonte di fascino e promettono nuove interpretazioni. Gli specialisti di tutto il mondo attendono con impazienza nuovi significati e antichi segreti. Alcune iscrizioni gli epigrafisti riescono a leggerle foneticamente, ma non a comprenderne il senso.
La metamorfosi nel tempo
Le rune furono usate per la prima volta oltre 1500 anni fa dai Goti orientali e in seguito comparvero in Inghilterra e in Scandinavia. Si dice che iscrizioni runiche dell’età d’oro siano state trovate in Nord America, racconti citati per sostenere che i Vichinghi raggiunsero l’America molto prima di Colombo, anche se queste tesi restano controverse. I simboli pre-runici, o hällristningar (incisioni rupestri), sono stati scoperti in grotte dell’età del bronzo (1800-800 a.C.), per la prima volta in Svezia. Alcuni simboli runici sembrano poi essere stati ripresi da altri alfabeti, come quello greco, quello etrusco e il primo alfabeto latino. Con la diffusione del cristianesimo, l’uso dell’alfabeto runico nella divinazione cominciò a essere considerato una pratica pagana. Uno degli alfabeti runici più antichi e completi si trova sulla pietra di Kylver, rinvenuta a Gotland, in Svezia.
Il simbolismo fascista
Il simbolo nazista è composto da due “Sig-rune”, o Siegrune (simbolo di vittoria). Le rune furono usate dai nazisti e da gruppi neonazisti che si richiamavano alle tradizioni scandinave, in particolare le rune Sigel (sole, successo, onore, obiettivo raggiunto), Tyr (Tiwaz, dio della guerra e figlio di Odino: onore, giustizia, autorità), Odal (eredità, proprietà, casa, ordine) e Algiz (protezione, forza, sicurezza).
Tra storia e finzione
J.R.R. Tolkien ha reso popolari le rune usando il futhorc anglosassone ne Lo Hobbit e ha inventato un proprio alfabeto di fantasia, il Cirth. Il Cirth (le “Rune”) è l’alfabeto artificiale creato da Tolkien per le lingue da lui inventate e usate nelle sue opere. Esempi di scrittura Cirth sono le iscrizioni sulla tomba di Balin a Moria e quelle sul frontespizio de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli.
