Anguria, cocomero o mellone? Accenti diversi o una certa cadenza nel parlare sono già etichette della zona da cui veniamo. In Romania succede lo stesso: coleșă o mămăligă (la polenta), baraboi, cartofi o picioici (le patate) sono parole che tradiscono la provenienza. E c’è l’eterno stupore di chi sente parlare i transilvani, che “si comprano le pantofole” o dicono “esco subito… mi metto solo le pantofole” (papuci in rumeno, un modo di dire per “mi preparo a uscire”). Probabilmente hai anche tu un amico del posto con cui si è discusso a lungo del mistero delle “pantofole”.
Dialetti o varietà regionali?
Parliamo di dialetti del rumeno o di varietà regionali (in rumeno graiuri)? Una breve chiarificazione. Anche in Italia la distinzione è familiare: accanto all’italiano standard esistono l’italiano regionale, con le sue cadenze e i suoi regionalismi, e i dialetti veri e propri, che sono sistemi linguistici a sé.
I quattro dialetti del rumeno
La maggior parte dei linguisti romeni considera che il rumeno abbia quattro dialetti: dacoromeno, aromeno, meglenoromeno e istroromeno. Il rumeno si è formato sia a nord sia a sud del basso corso del Danubio, prima dell’arrivo delle tribù slave nell’area. Il rumeno parlato a nord del Danubio, in Romania e nella Repubblica di Moldova, viene spesso chiamato dacoromeno, per distinguerlo dalle altre tre lingue romanze orientali. Si è sviluppato fino a diventare il rumeno contemporaneo, lingua ufficiale della Romania.
I filologi e i traduttori di Syncro Translation Services ci aiutano a chiarire che cosa sono i dialetti. L’aromeno, o macedoromeno, è parlato in aree relativamente ampie di Macedonia, Albania, Grecia, Bulgaria, Serbia e Romania, dove vivono importanti comunità aromene. Il meglenoromeno è parlato in un’area relativamente piccola della regione di Meglen, nella parte meridionale della penisola balcanica. L’istroromeno è parlato in alcuni villaggi del nord-est della penisola istriana, in Croazia, un’area geograficamente molto più vicina all’Italia che alla Romania.
I filologi dell’agenzia di traduzioni Syncro Translation Services ci fanno un esempio. Se andiamo in una comunità aromena, possiamo capirci con gli abitanti in un linguaggio semplice e quotidiano e riconoscere molte parole simili, in forme popolari o “un po’ come nelle fiabe”, perché quel dialetto non ha seguito la stessa evoluzione linguistica. L’importante è che ci si capisce sulla base del vocabolario più comune.
Le varietà regionali del rumeno
Le varietà regionali sono le forme in cui il rumeno viene usato in determinate aree geografiche del paese. Quelle presenti sul territorio rumeno derivano dal dialetto dacoromeno, che ha il maggior numero di parlanti (decine di milioni) ed è l’unico diventato lingua letteraria con norma sovraregionale e lingua ufficiale. Il “modo di parlare” delle diverse zone del paese si chiama quindi, in termini scientifici, grai (varietà regionale) e non dialetto. Ogni varietà comprende regionalismi ed espressioni idiomatiche, oltre a un accento e a un ritmo del parlato specifici.
I linguisti hanno suddiviso il rumeno in due gruppi di varietà: settentrionale, compreso il moldavo, e meridionale o muntenio, con a loro volta sottovarietà. Per esempio: moldavo, muntenio, del Banato, della Crișana, del Maramureș, dell’Oltenia, dell’Oaș e così via.
Perché conta per le traduzioni
Si vede quanti segreti e nascondigli abbia una lingua. Per questo le traduzioni più accurate è bene che siano supervisionate anche da traduttori madrelingua, come avviene nei team di progetto di Syncro. Un team composto da traduttori madrelingua e traduttori specializzati è la chiave di una traduzione raffinata. Una lingua vibra e vive grazie ai suoi parlanti nativi e diventa strumento di lavoro internazionale grazie ai traduttori specializzati.
